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Un cittadino statunitense cosuma energia come 2 europei, 6 cinesi, 22 indiani o 70 keniani.
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Categorie pubbliche - Attak
Scritto da Klsrc   
Domenica 21 Febbraio 2010 23:17

Censura


Si chiama Decreto Romani, ma in realtà è un'altra trovata del Governo Italiano con lo scopo di censurare la rete.
Un vero e proprio regalo da mettere sotto l'alberello, in quanto presentato dall’esecutivo il 17 dicembre 2009, è un classico esempio di "non notizia importante" poiché i mainstream (le televisioni, ma anche i giornali di partito) non gli hanno dedicato, né gli dedicano, quel minimo di visibilità che meriterebbe. Eppure esso è importante.
Siamo in Italia, la terra delle leggi e dei decreti.


Romani

Decreto Romani, questo è il nome dell'ennesimo decreto atto a regolamentare il mondo della TV su internet, ma anche di tutti quei siti di streaming video che rischiano ora la chiusura, come YouTube o Vimeo.
Il decreto porterebbe la Web TV sullo stesso piano della televisione commerciale, con tanto di regole sulla pubblicità.

In parlamento impazza la polemica, questo decreto favorirebbe Mediaset (che ha aperto un canale in streamning con le repliche delle sue trasmissioni), affossando Sky.

Il decreto, nei proclami governativi, dovrebbe servire a dare attuazione in Italia alla Direttiva Europea 2007/65/CE (Audiovisual Media service) dell’11 dicembre 2007, che modifica la Direttiva Europea 89/552/CEE detta anche "Tv senza frontiere". Tale direttiva (di cui si era proposta la revisione il 13 dicembre 2005) aveva, tra i suoi scopi originari, il fine di migliorare la competitività dell’industria europea nei settori dei media e delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, nonché la salvaguardia del principio della neutralità tecnologica e della promozione di nuovi servizi ("servizi" per i cittadini, non per i tycoon mediatici...).

Non era immune da difetti, alcuni analisti, per esempio, notavano che nulla era stato fatto contro il "product placement" (Chiesa, Aidem n 1/2006), ma comunque restava indubbio uno sforzo normativo teso al bene comune, o almeno comunitario.

Purtroppo, in modo sapientemente dissimulato (sic), il regime berlusconiano ha pervertito le finalità della Direttiva sopracitata e, col Decreto attuativo che la recepirà, vi saranno vantaggi solo per il capo del governo e le sue aziende. Per la concorrenza (leggi Sky tv) e per la libertà d’espressione (leggi Internet) saranno invece dolori e colpi bassi.

Vediamo brevemente i punti salienti; ovviamente non li vedremo mai sui telegiornali o sulle prime pagine dei quotidiani.

1 - Limite per gli "affollamenti" pubblicitari per il satellite e la pay-tv dal 18% al 12% (di ogni ora trasmessa). Sulla carta tale misura interesserebbe anche le tv Mediaset, ma le reti del premier incassano il grosso degli introiti pubblicitari dalle tv in chiaro (68%) e sono lontane dal tetto del 12% sui canali digitali e a pagamento. Inutile dire che il nuovo "tetto" governativo andrà, per coincidenza, a penalizzare fortemente le tv Sky di Murdoch, il diretto concorrente tv di Mediaset.

2 - Equiparazione del web alla tv, volendo includere anche Internet nella disciplina riguardante tutti i mezzi "che trasmettono non occasionalmente immagini". Col nuovo decreto il regime berlusconiano aggiunge un altro concetto alla sua neolingua, quello di "servizio di media audiovisivo". Tale categoria per il governo comprende "i servizi, anche veicolati mediante siti internet, che comportano la fornitura o la messa a disposizione di immagini animate, sonore o no, nei quali il contenuto audiovisivo non abbia carattere meramente accidentale" (art.4, comma 1, lettera a). Ergo, qualsiasi videoblog sarà a rischio censura.

3 - Controllo politico del Web, tramite le norme che fanno da corollario al Decreto Romani e che già fanno parte, in varia misura, della legislazione vigente. Ci riferiamo qui in particolare alle norme a difesa del copyright (Decreto Urbani del 2004), a quelle sull’obbligo di registrazione per siti web (Nuova Legge sull’Editoria n.62/01) e a quelle, vera aberrante novità, che introdurrebbero la responsabilità dei provider circa ciò che transita sulle loro piattaforme.

4 - Autorizzazione ministeriale preventiva, per tutti coloro che volessero "diffondere immagini via internet". Una web tv, fatta magari con il telefonino o con la web cam in casa propria, i video messi sulle piattaforme come You Tube, saranno equiparati dal potere governativo al gruppo Mediaset e per la loro "divulgazione" in Rete sarà necessaria un’autorizzazione ministeriale.

In sintesi, lo pseudonano vuole equiparare la Rete alla televisione, in realtà ha lo scopo di farla chiudere; al massimo avrà la possibilità di "informare" con le notizie da lui approvate. Un qualunque sito di streamin video avrebbe le stesse responsabilità sui video pubblicati di Rai o Mediaset, con sanzioni e possibile chiusura dell'accesso attraverso i provider.

La fine dei video on line.

Una porcata che neppure la Cina, la UE e persino l’Autorità per le Garanzie per le Comunicazioni (AGCOM) hanno espresso forti dubbi sul decreto. Il decreto va contro "la direttiva europea sul commercio elettronico che vieta obblighi di monitoraggio preventivo da parte dei service provider, come stabilisce invece il decreto legislativo".

 

Fonti: Hacker Journal, Punto informatico, Il Blog di Beppe Grillo, Chiare Lettere, byoblu.com



Ultimo aggiornamento Domenica 21 Febbraio 2010 23:32
 

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