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Nel 1900, nella città di Londra, i trasporti erano assicurati da circa 300 000 cavalli.
Elettricità dallo Spazio PDF Stampa E-mail
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Categorie pubbliche - Scienza e tecnologia
Scritto da Klsrc   
Venerdì 12 Marzo 2010 00:27

Creare energia elettrica pulita in orbita ed inviarla alla terra, ad un passo dalla realtà.

Generatore orbitale


In Italia torna il dibattito sul nucleare, in Giappone si pensa di inviare centrali fotovoltaiche in orbita e di inviare la corrente sulla terra... senza cavi!
Fantascienza?
No, pura realtà!

In un ora, il sole invia alla terra più dell'energia annua richiesta per il fabbisogno mondiale, ovvero 400 milioni di miliardi di joule.
Nel 1968 nasce l'idea di costruire un satellite-centrale-fotovoltaica, tuttavia il problema di trasmettere l'energia prodotta alla terra la rese impossibile.
Tale problema venne risolto nel 1974 da Peter Glaser, al quale venne assegnato il brevetto numero 3,781,647, ovvero un metodo per trasmettere energia dalla spazio alla terra utilizzando microonde ed una speciale antenna, chiamata Rectenna.
Con tale rectenna è possibile convertire direttamente le microonde in energia elettrica continua.

La centrale fotovoltaica orbitale si compone di
  1. Uno o più collettori solari, composti da più celle fotovoltaiche
  2. Un'antenna per la trasmissione delle microonde verso la Terra
  3. Un'antenna sulla Terra che riceve le microonde e le converte in energia elettrica.
A differenza di un fotovoltaico costruito sulla terra, quello orbitale riceverebbe illuminazione diretta e costante per il 99% dell'anno, quell'1% è costituito da eclissi ed equinozi.
In altre parole, non risentirebbe del giorno e della notte come un comune fotovoltaico.

Per quanto riguarda la sicurezza, visto l'utilizzo di microonde, vi è la preoccupazione che qualunque cosa venga in contatto col fascio sia incenerita.
Tuttavia, tramite sperimenti (ahimé) su animali da laboratorio, non sono stati riscontrati effetti collaterali.
Neanche la zona del fascio a massima intensità (il centro) raggiunge livelli letali per esposizioni a tempi indeterminati.
Per ovviare ad eventuali problematiche, la soluzione più comunemente proposta è quella di utilizzare un fascio pilota.
L'antenna terrestre, ovvero, inviando in orbita un segnale di posizione consentirebbe alla centrale orbitale di indirizzare esattamente il fascio di microonde verso l'antenna rectenna.
Oltre al fascio pilota, si è pensato di posizionare le stazioni nei mari e negli oceani, ma tale proposta creerebbe il problema della costruzione di chilometri di elettrodotti.

Per quanto riguarda il rendimento, solo il 5% delle microonde andrebbero disperse nell'ambiente, comunque non dannose poiché non superiori agli standard di sicurezza mondiali relativi all'esposizione alle microonde.
Significa che il 95% del fascio di microonde verrebbe convertito in energia elettrica.

Occupando un ampio spazio dell'orbita geostazionaria, i trasmettitori orbitali entrerebbero in competizione con gli altri satelliti, specialmente quelli riservati alle telecomunicazioni.
Per questo motivo la centrale sarà utilizzata anche come satellite per le telecomunicazioni, col vantaggio che le antenne ripetitrici avrebbero a disposizione una costante ed elevata alimentazione.

Il NASDA (l'agenzia nazionale giapponese per lo spazio) ha progettato di realizzare una centrale elettrica orbitale da 1 gigawatt entro il 2040.
Nel 2001 i ricercatori hanno annunciato di aver iniziato lo studio e lo sviluppo di un prototipo di satellite solare da lanciare in orbita, capace di generare una potenza compresa tra i 10 kilowatt e il megawatt.
Nel 2009 la Pacific Gas and Electric (PG&E) ha annunciato che sta cercando di ottenere il permesso, insieme alla compagnia Solaren, di acquistare 200 MW di elettricità fornita da una stazione solare orbitante, a partire dal 2016.
Ultimo aggiornamento Martedì 30 Marzo 2010 01:11
 

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