| Il bucato ai tempi delle nonne |
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| Categorie pubbliche - Curiosità e stranezze |
| Scritto da Klsrc |
| Giovedì 24 Giugno 2010 12:20 |
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Oggi fare il bucato è una "pratica" che richiede pochi minuti, tempo di suddividere la biancheria, preparare un carico, metterlo in lavatrice, caricare la lavatrice ed il gioco è fatto.
Impegno, tempo e tanta curaFare il bucato era un lavoro molto faticoso ed impegnativo, anche perché la biancheria era di robusta consistenza.Si pensi alle pesanti lenzuola di canapa di una volta... talvolta erano necessarie più di due braccia per strizzarle! Il bucato si faceva mediamente una volta a settimana, quando i panni si erano ben accumulati. Come il pane, una volta alla settimana. Si prendeva l'intero "carico" e lo si portava o al lavatoio comunale, o al ruscello vicino casa. Dopo essere stati bagnati, risciacquati (ed eventualmente pretrattati col sapone), i panni venivano riportati in casa ancora insaponati e posti nella grande conca. La conca per il bucato era un bene prezioso, un tempo, del quale non si poteva fare a meno nelle case, com'è al giorno d'oggi la lavatrice. Se si rompeva la conca, prima di ricomprarla, si cercava di farla riparare allo "sprangaio", un ambulante artigiano, medico di ombrelli, conche, orci e catini. Una volta disposti nella conca, i panni venivano coperti con il "ceneraio", un ampio telo di fitto tessuto sul quale veniva depositato uno spesso strato di cenere del focolare precedentemente ripulita dalla carbonella. A questo punto, sulla cenere, veniva versata dell'acqua bollente (il "ranno") che, attraversandola, permetteva il rilascio sulla biancheria sottostante come carbonati ed idrossidi, di cui la cenere è molto ricca. I carbonati e gli idrossidi (la comune liscivia) detergevano, igenizzavano e sgrassavano a fondo i tessuti. Alcune nonne raccoglievano l'acqua precipitata sul fondo, la facevano bollire di nuovo e la versavano nuovamente sul cenerario per un certo numero di volte, per poi lasciare in ammollo per tutta la notte; altre nonne, invece, lasciavano direttamente la biancheria in ammollo. Prima del raffreddamento notturno, era solito mettere nell'acqua bollente qualche ramoscello di rosmarino, di fico o qualche altra pianta profumata. La mattina successiva, quando i panni si erano raffreddati, si tiravano fuori dalla conca e si portavano nuovamente o al lavatoio o al ruscello per essere risciacquati. Infine, una volta strizzati a dovere, venivano stesi all'aria aperta e al sole che contribuivano a renderli più bianchi. Al tramonto si rientrava a casa con il bucato bianco, brillante e profumato di pulito. |
| Ultimo aggiornamento Giovedì 24 Giugno 2010 13:13 |






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